Spesso i maestri sottolineano ai propri allievi alle prime armi che risultato e verdetto possono differire e tante volte non vale la pena prendersela per la miopia denotata da alcuni giudici.
Il compito del maestro Gino Freo, però, sarà assai ardua questa volta.
Il maestro della Boxe Piovese, veterano di tante battaglie, tanti quadrati e, diamo per scontato, tante ingiustizie, dovrà davvero fare del proprio meglio per rincuorare il proprio pupillo Devis “Boom Boom” Boschiero (29-1-1) che questa notte sul ring ostile del Yoyogi Gymnasium di Tokyo si è visto rifilare un verdetto di sconfitta per split decision al cospetto del quotato e indubbiamente sensazionale detentore WBC dei superpiuma Takahiro Aoh (22-2-1).
Al termine di dodici intensi round vissuti a fasi alterne i giudici Anek Hongtongkam e Duane Ford hanno reso noti identici cartellini di 115-113 favorevoli al padrone di casa, facendo sorgere il sospetto di averli stilati già prima del suono del gong d’inizio, mentre un più obiettivo Ian John-Lewis si è assestato sul 116-113 per il trentenne di Conche.
Impresa è la parola che meglio si attaglia a quanto dimostrato dall’alfiere OPI 2000 fra le sedici corde nipponiche.
Impresa perché ha tenuto testa ed in certi frangenti anche messo sotto un talento assoluto quale il pugile del Sol Levante, alla seconda difesa del suo secondo regno iridato, in possesso di una superiorità fisica schiacciante e di un talento cristallino, seppure nell’occasione meno scintillante che in passato.
Impresa perché ha dato subito fuoco alle polveri, con coraggio ed orgoglio, nonostante qualcuno lo ritenesse agnello sacrificale, attaccando il blasonato rivale e rendendolo edotto che a Tokyo non c’era arrivato per fare il turista.
Impresa perchè ha retto l’onda d’urto del violento ritorno del detentore nella fase centrale del confronto, quando, dopo aver spesso tantissimo in energie fisiche e nervose in avvio, si è trovato a fare i conti con un campione vero, intenzionato a non lasciarsi scivolare fra le dita una corona che gli apparteneva di diritto.
Impresa perché proprio dopo i momenti difficili di metà incontro, ha saputo trovare l’ardimento, la tempra, la benzina ed i numeri pugilistici per mettere alla frusta un Aoh che si riteneva ormai padrone della situazione, facendogli anche piegare le ginocchia nel corso della decima ripresa sugli effetti di un sinistro preciso al mento.
Impresa perché non è scaduto, come di frequente siamo soliti fare noi italiani, in proteste e scenate quando il beniamino locale eccedeva con le trattenute, limitandosi (si fa per dire…) a cercare i varchi per i propri fendenti, consapevole che per vincere certe sfide all’estero non si può fare affidamento su arbitri che certe cose non le vedono.
Impresa perché tutto quanto appena descritto lo ha fatto a Tokyo in una manifestazione che vedeva due sfide planetarie, lui che a certe platee, a certi contesti non ci è ancora abituato, lui che ancora ricordo scaldarsi nel mio stesso spogliatoio il ai campionati interregionali dei prima serie a Piove di Sacco nel novembre 2001 prima di affrontare e sconfiggere l’agguerrito toscano Saraceno.
L’iniziativa è stata nelle sue mani già alla prima tornata, quando ha attaccato, pur se un po’ farraginoso, mettendo immediatamente in chiaro le sue bellicose intenzioni.
La linearità è latitante, complice un mal coniugarsi della guardia destra di Aoh con la sua normale, ma è importante l’approccio psicologico.
Durante l’intervallo fa paura la calma olimpica mostrata dal giapponese all’angolo, dopo tre minuti nei quali è praticamente solo che rimasto a guardare.
Nel 2° assalto è evidente ancor di più l’intento del challenger di irretire l’idolo locale non dimostrandogli alcun timore reverenziale e sfidandolo anche con l’accentuata gestualità.
Già a questo punto i risultati ottenuti dal veneto sono superiori alle più rosee aspettative, ma Boschiero si supera al 3° round, quando accorcia bene la distanza, chiudendosi abilmente sulle ficcanti repliche di chi gli sta di fronte, che comincia ad ingranare e prende di mira i fianchi.
Sul finale è un plateale gancio destro del nostro a farsi segnalare.
Già segnato sotto l’occhio destro, alla quarta ripresa “Boom Boom” cerca il duello all’arma bianca e ingaggia uno scambio a due mani con il rivale che merita l’applauso e termina con un bilancio paritario.
Qualcosa cambia nel corso della quinta frazione, quando il mancino nipponico si impegna a tenerlo a distanza con i diretti, dopo che nella prima fase il lavoro a ridosso, non limpido ma produttivo dell’italiano gli ha dato non pochi grattacapi.
Nella tornata successiva, Aoh imprime maggior continuità al suo gioco per linee interne, chiudendo spesso le combinazioni con un velenoso montante alle costole e non dando più bersaglio nei disimpegni difensivi.
Peggio ancora, al giro di boa il campione WBC doppia i colpi e Boschiero si rifugia intelligentemente nella bagarre, tentando di non far ragionare e di togliere linearità al pugilato del rivale.
Il martellamento al bersaglio grosso attuato dal nipponico da qualche ripresa, poi, comincia visibilmente a dare i suoi frutti.
Probabilmente consigliato dal tatticamente saggio Freo, l’ottava frazione vede l’italiano apportare una modifica al suo atteggiamento, protendendo il sinistro in avanti a mo di mirino per trovare la distanza.
Aoh non sta certo a guardare e decide di premere sull’acceleratore, appropriandosi dell’iniziativa e demolendo tanto al bersaglio grosso quanto al volto.
In quello che si può definire un capovolgimento di fronte sorprendente, il 9° assalto fa registrare un ritorno agguerrito e produttivo da parte del gagliardo Devis, che dapprima deve incassare qualche fendente, ma poi ripaga l’avversario con alcuni pugni pesanti e precisi che lo fanno accusare e lo fanno rifugiare in salvifiche trattenute.
Non è un fuoco di paglia o il colpo di coda disperato di uno sfidante alla frutta.
La decima ripresa è di Boschiero, che mette in vetrina intatta rapidità esecutiva in combinazioni al corpo ed al capo.
Il padrone di casa è in debito d’ossigeno e consequenzialmente di lucidità e cerca di aiutarsi con clinch e malizie alle quali ha dovuto ricorrere raramente in carriera.
C’è un lampo che arriva con un sinistro del trentenne nostrano, capace di far piegare le ginocchia al campione, poi costretto all’angolo, dal quale esce con le trattenute.
Il portacolori di Salvatore Cherchi ci crede e aumenta la frequenza delle sue serie nei tre minuti a seguire, facendo quasi saltare il pubblico sulle sedie con tre ganci consecutivi che colpiscono il volto del giapponese, ma mancano il mento di un millimetro.
Stremato, fermo e con le mani basse, Aoh applica la tattica ostruzionistica e ciò gli viene consentito troppo di frequente.
Nei 180 secondi che separano dall’ultimo suono del gong, Boschiero non sta a fare calcoli e butta sul quadrato tutto ciò che gli resta nel serbatoio e si tratta di qualcosa in più rispetto a quanto ancora dispone il suo avversario, ormai intenzionato solo a far trascorrere il tempo con il mestiere.
E’ anche forti di questo inerme sopravvivere che i giudici avrebbero dovuto premiare chi ci ha provato fino in fondo e cogliendo risultati.
Così non è stato.Cristiano Spagnoli per Boxeringweb
Resta l’impresa e non è poco.
Speriamo qualcuno ne tenga conto.
Intanto siamo grati a Devis Boschiero.
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