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giu 8 2011

Froch batte Johnson e va in finale del Supersix

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 01:46

A volte la boxe è una scienza esatta e ciò che avviene sul ring è facilmente spiegabile come un teorema che si può dimostrare facilmente perché bene assimilato. E' quanto si può dire del match fra l'inglese Carl Froch e il giamaicano Glencoffe Johnson andato in scena stanotte alla mitica Boardwalk Hall di Atlantic City, New Jersey, dove si è dimostrato che 9 anni di differenza fra un pugile di 33 anni, Froch, e uno di 42, Johnson, sono determinanti. Ma limitarsi a questa constatazione sarebbe fare un torto all'inglese di Nottingham che con una meritata vittoria ai punti, sia pure solo a maggioranza, si è qualificato per la finale del torneo Supersix dei pesi supermedi, finale per la quale si è già qualificato Andre Ward.
Il match si è deciso su fattori molto facilmente individuabili e uno di essi sopra gli altri: Froch ha portato molte più combinazioni rispetto a Johnson e anche se quest'ultimo ha sempre sostenuto il peso dell'iniziativa e bloccato molti colpi del britannico è anche vero che altri colpi sono andati a segno. Johnson non ha più le gambe di un tempo, non ne riceve più la spinta necessaria, per tutta la durata del match è andato a caccia del mento di Froch con il suo destro sfruttando il più evidente fra i difetti dell'inglese e cioè quel sinistro tenuto sempre troppo basso e spesso pigro a risalire per bloccare i colpi. Se è a volte vero che la potenza è l'ultima dote di un pugile a scomparire non è affatto vero che essa non diminuisca e se qualcuno si aspettava che un mediomassimo sceso di categoria come Johnson (che pure in origine mediomassimo non era) potesse fare più male, ha dovuto scontrarsi con la realtà di un destro spesso a segno, anche sulla punta del mento, ma mai neppure lontanamente risolutivo. Eppure Froch si era ritrovato seduto per terra sui colpi di Jermain Taylor quando già lo statunitense non era più lo stesso. Froch, come detto, ha lasciato l'iniziativa tutta sulle spalle di Johnson, ha azionato un buon jab, ha girato per il ring ma ha dato sempre l'impressione di essere lui in totale controllo del match, così come l'impressione data da Johnson era quella della ricerca di una improbabile svolta. Froch sembra essere un po' diverso dal pugile che era salito prepotentemente alla ribalta a suon di K.O. Non sembra più far male come prima e forse questo è dovuto ai problemi alle mani che tanto lo assillano come accade a molti duri colpitori, ma ha dato più ordine alla sua boxe, si muove meglio, ed è difficile da capire perché non dà angolazioni consuete e neppure i suoi colpi partono da posizioni ovvie.
L'inglese ha vinto il match a partire dalla quarta ripresa, da lì Johnson (51-15-2, 35 K.O.) dimostrava di non trovare continuità nell'arco di un round, ha trovato il cosiddetto "secondo fiato" a partire dal 7° round, ha ingaggiato una dura lotta in diverse riprese compresa una disperata undicesima, ma l'ultima, quando l'angolo gli ha chiesto il miracolo del K.O., lo ha trovato stanco, inefficace e inferiore all'avversario.
Non si capisce quindi il 114-114 del giudice Nobuaki Uratani mentre si possono condividere il 116-112 di Mark Green e il 117-111 di John Stewart, il nostro cartellino aveva un 117-113.Vittorio Parisi-leggi su boxeringweb
Con questa vittoria Froch conserva il titolo di sigla WBC dei supermedi e il fatto che ci fossimo dimenticati di citare questo titolo nell'articolo di presentazione la dice lunga su quanto fosse importante. Certamente molto di più lo è il fatto che ora Froch affronterà in finale Andre Ward, un match assai interessante da seguire.



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