Forse il mito di Cinderella Man non gli si addice del tutto, ma va detto che Sergio Gabriel “Maravilla” Martinez (46-2-2) è oggi sicuramente in una posizione che nessuno credeva potesse appartenergli.
Nel 2008 si è affacciato per la prima volta sul soglio iridato, con trentatre primavere sulle spalle e undici stagioni di onorata carriera professionistica, divisa fra la natia Argentina, l’Inghilterra, la Spagna dove ha risieduto qualche tempo e gli Stati Uniti, dove aveva speso gli ultimi mesi.
Una sola sconfitta datata 2000 faceva capolino nel suo record e portava il nome di un allora poco conosciuto Antonio Margarito, ma fra gli altri rivali non c’era nessuno di spessore.
Già in quel confronto, vinto in maniera magistrale contro il mediocre Alex Bunema, conquistando il WBC ad interim dei superwelter, riuscì ad esprimere una boxe brillante ed elegante che affascinò non poco i cultori del pugilato tecnico.
Però, di qui a immaginare cosa ha dimostrato in ogni match che è seguito, ce ne passa.
Da allora si è visto rifilare un pareggio che grida vendetta contro il pericolosissimo Kermit Cintron, un assai discutibile sconfitta al cospetto del blasonato Paul Williams e una sorprendente ed imprevedibile, benchè meritatissima affermazione ai danni di Kelly Pavlik, cingendosi il capo delle corone planetarie WBC e WBO dei medi.
Ma è il successo di questa notte alla Boardwalk Hall di Atlantic City a ritagliargli un posto fra i migliori al mondo ed fargli ottenere complimenti ormai insperati, tanto da essere affiancato a gente come Pacquiao e Mayweather con i quali sembrava non condividesse nemmeno lo stesso pianeta.
Di fronte a 5,502 spettatori l’argentino ha sconfitto per KO al 2° round Paul “The Punisher” Williams (39-2), prendendosi una rivincita dall’ingiustizia subita undici mesi or sono, quando il rivale scese dal ring con le arcate sopracciliari tagliate e dovette persino evitare la conferenza stampa per farsi ricoverare.
Il confronto fra mancini fu comunque esaltante e combattuto, con entrambi i pugili al tappeto durante la prima esplosiva ripresa, ma a far discutere, più che il giudice che assegnò due punti all’americano, a fronte di un cartellino di parità, fu il responso di Pierre Benoist, che optò per un 119-110, dimostrando di aver stilato il tutto prima di vedere il combattimento.
Prima di questo secondo episodio, valido come prima difesa del WBC dei medi, Martinez si era pubblicamente dichiarato sicuro di poter vincere prima del limite ed ha rispettato la sua promessa, confezionando un KO estremamente spettacolare ottenuto con un unico, singolo, pennellato gancio sinistro.
Stavolta nessun giudice si è intromesso e la rivalità si è chiuso nella maniera giusta ed equa, per la felicità soprattutto di “Maravilla”, che in passato non è mai stato favorito dai verdetti.
Il guardia destra, attualmente residente in California, aveva fatto preoccupare non poco i suoi sostenitori presentandosi a 30 giorni ed anche a una settimana dalla sfida parecchio sopra il peso auspicabile.
Nessun ombra di preparazione insufficiente o di disidratazione si è però affacciata sulla performance del detentore, sempre spumeggiante e attivo.
Non c’è stata alcuna fase di studio, parallelamente al primo match con l’altissimo Williams, con i contendenti a dal battaglia sin dal suono del gong, scambiandosi un grandissimo numero di colpi, come è insito nel pugilato di entrambi.
Il “novello Hearns”, già campione mondiale fra welter e superwelter, si è dedicato principalmente al bersaglio grosso, mentre “Maravilla” ha messo il volto nel suo bersaglio.
“Punisher” dettava i tempi dell’azione, ma il più preciso e rapido, colpendo di rimessa da ogni angolazione è stato l’argentino, facendosi preferire di un’incollatura.
In particolare è stato il sinistro dell’argentino che è praticamente sempre andato a segno con accuratezza.
L’intensità del confronto ha subito addirittura un’impennata nel 2° round, ma ciò non si è protratto troppo a lungo.
Infatti l’epilogo è giunto appena ad un minuto e 10 secondi dall’inizio della tornata, quando i due si sono incrociati con il gancio sinistro.
La differenza fra i due fendenti è stata epocale, con quello di Williams lungo e lento, mentre la sua guardia è aperta e lascia troppo spazio.
Martinez, invece, con un movimento non del tutto ortodosso, si è spostato sul lato destro, voltando persino la faccia, ed ha esploso un corto e letale gancio sinistro che è giunto millimetrico alla punta del mento dell’avversario.
L’argentino non è certo quello che si può definire un colpitore, ma quello che è stato praticamente un mezzo diretto sinistro, portato con il pieno supporto della spalla e con il giusto carico sui piedi, ha fatto cadere a faccia in giù “Punisher”.
Gli occhi sbarrati e lo stato incosciente protrattosi per una trentina di secondi dovevano far intuire il fuori combattimento, sebbene l’arbitro Earl Morton abbia preferito follemente eseguire il conteggio.
Un raggiante trionfatore, con tanto di corona dorata sul capo, nell’immediato dopo-match ha dichiarato: “Ci siamo preparati per questo. Abbiamo lavorato molto duramente, Nel secondo round ho iniziato ad attaccare. E quando l’ho fatto, sapevamo che avrebbe commesso degli errori. Ne fa sempre. Mi ha lasciato molto spazio per entrare e colpirlo. Stavo aspettando un errore e mi sono stupito che sia arrivato così presto. Non volevo che i giudici mi derubassero questa volta”.
Il destino ha voluto che lui vendicasse la sua sconfitta con lo stesso imperio con il quale Williams vendicò la sua unica debacle contro Carlos Quintana.
Lo statunitense, dopo la sua prima battuta d’arresto prima del limite, si è giustificato dicendo: “Sapevo che sarebbe stato un incontro duro. Mi ha preso con un colpaccio”.
Martinez ed il suo promoter Lou Di Bella possono esultare, pur essendo stati riluttanti ad accettare l’offerta dell’emittente HBO.
Infatti le trattative sono state lunghe e difficili, con Williams che ha imposto un catch weight, un peso stabilito di 158 libbre, circa un chilo sotto il limite dei medi.
Il motivo va ricercato nel desiderio del buon Paul di mantenersi il più vicino possibile ai welter, categoria dove militano i migliori e ai quali voleva muovere sfide ambiziose.
Progetto momentaneamente da accantonarsi…
Sul futuro “Maravilla” ha detto: “Voglio ascoltare tutte le offerte e vedere cosa si affaccia all’orizzonte, Ho in progetto ancora due o tre combattimenti prima di ritirarmi e mi piacerebbe che uno di questi fosse contro Pacquiao o Mayweather”.
Davvero difficile ipotizzare per lui scontri interessanti fra i medi, con i più validi, quali Felix Sturm, Dmitry Pirog e Sebastian Sylvester, poco propensi ad uscire dai rispettivi confini.
I siti specialistici hanno già parlato di una candidatura dell’argentino al ruolo di “Fighter of the Year”, a soppiantare un certo Pacquiao, che per molti avrebbe ottenuto contro Clottey e Margarito vittorie che comunque erano scontate, mentre Martinez ha collezionato due successi da sfavorito ed in maniera alquanto convincente.
Più probabile è sicuramente che il KO rifilato a Williams si gode il posto di fuori combattimento del 2010.
Quello che intanto è certo è che il buon Sergio si potrà godere la gloria del momento e quel milione e 50 mila dollari che di sicuro non fanno male.(Cristiano Spagnoli)
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