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feb 12 2012

Alì presente ai funerali di Dundee

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 00:27

Amici, parenti, pugili, uomini che l’hanno incontrato solo per pochi giorni. Tutti hanno voluto testimoniare il loro affetto nei confronti di una persona che ha lasciato un buon ricordo nella gente che l’ha conosciuto. E’ stato questo il tema dominante del funerale che si è svolto al Countryside Christian Center di Clearwater. Seicento persone erano lì a dirgli che gli avevano voluto bene.

   “Se lo conoscevate solo come allenatore, allora avete perso qualcosa di speciale” ha detto il reverendo Stephen King, che ha officialo la funzione funebre.

   Dundee ha allenato quindici campioni del mondo, il più grande di tutti era lì. A ricordare il maestro. E’ stata la moglie, Lonnie Smith, a parlare per Muhammad Ali. Il Parkinson non perdona. “Ci chiamava spesso. “Non costa niente essere gentili”, ripeteva come un mantra. Ogni volta che l’abbiamo incrociato aveva il sorriso sulle labbra. Era un uomo felice”.

   “Non puoi chiamare molti uomini “dolci”. Angelo Dundee era un uomo dolce. Non ti concedeva altre possibilità. Dovevi amarlo”, ha detto Ian Beckles, giocatore di football americano nella NFL che divideva con il trainer un programma radiofonico a Tampa.

   “La lealtà non è una cosa che puoi comprare. Lui era un uomo leale” ha aggiunto Gene Kilroy, che amministra gli affari di Muhammad Ali.

   “Era una delle persone più gentili che abbia conosciuto nella mia vita”, le parole sono di Bob Arum che in chiesa sedeva accanto a Pinklon Thomas.

   Chiudiamo l’omaggio a un grande della boxe, con le parole di Ali dette ancora una volta dalla moglie Lonnie: “Muhammad non era una persona facile da guidare. Aveva un ego grande. Ma Angelo aveva capito che doveva lasciarlo andare per la sua strada, fargli fare le cose che aveva in mente. Non doveva allenarlo nel senso pieno della parola. Doveva solo stargli vicino e fare quelle piccole cose che però erano indispensabili. Era capace di capire l’anima e la mente di tutti i suoi pugili. Aveva capito anche quella di Ali. Non potevi non amarlo”.

    Angelo Dundee è morto l’1 febbraio. Aveva 90 anni.

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dic 6 2011

Mares si ripete contro Agbeko. Moreno stupisce con Darchinyan

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 19:04

Nella rivincita da poco conclusa questa notte ad Anaheim in California, Abner Mares (23-0-1, 13 ko- Foto) ha battuto con verdetto unanime il ghanese Joseph Agbeko (28-4, 22 ko) grazie a tre cartellini identici di 118-110, legittimando in questo modo il risultato del loro primo controverso incontro.
 Agbeko ha provato a metterla maggiormente sulla velocità nelle prime riprese, ottenendo dei buoni risultati con il jab. Mares ha dovuto subito un taglio sopra l’occhio destro, cosa che si ripete ormai in quasi tutti i suoi incontri. Facendo leva sul grande carattere, ha poi alzato i ritmi portando molti colpi in serie e cercando la battaglia. Dalla nona ripresa la ferita riduceva il volto del campione a una maschera di sangue e ne limitava buona parte della visibilità.
In questa fase Mares ha dovuto incassare alcuni diretti destri dei rivale prima di cambiare tattica e lasciare l’iniziativa al pugile del Ghana. In questo modo, boxando di rimessa, ha potuto far suoi alcuni round importanti fino all’assalto finale dell’ultimo minuto, in cui è riuscito a scuotere lo sfidante con tre destri pesanti. Ovazione finale del pubblico per questo secondo intenso capito tra i due.

Per entrambi ora si parla di un possibile passaggio nella categoria superiore, anche se ci sono buone possibilità che prenda forma un’interessante riunificazione tra Mares l’altro vincitore dell’Honda Center Anselmo Moreno.

 

Come pronosticato dal nostro sito e sovvertendo il leggero svantaggio che gli attribuivano i bookmaker, il campione WBA Super dei pesi gallo Anselmo “Chemito” Moreno (32-1-1, 11 ko) è riuscito a difendere la sua cintura dall’assalto di Vic Darchinyan (37-4-1, 27 ko). Moreno ha dovuto usare tutta la sua classe pugilistica e il maggiore allungo per neutralizzare la potenza e l’aggressività dell’olimpionico di Sydney 2000. Al pugile armeno è stato detratto un punto nella 4° ripresa per aver spinto il rivale al tappeto. A parte questo, i rapidi anticipi del campione WBA e la sua boxe sul velluto hanno reso prevedibili gli attacchi di Darchinyan nella prima parte del match. Una volta calato, Moreno è andato a segno con maggiore frequenza, usando il solito splendido gioco di gambe per mandare a vuoto il rivale fino alla fine delle 12 riprese.

A causa dei soliti balletti delle sigle il panamense non si aggiudica tuttavia la cintura IBO del rivale, che diventa paradossalmente vacante. Ma non è si tratta di una grave perdita, i riconoscimenti che contano sono altri.

I cartellini dei giudici sono stati di 115-112, 117-110 e 120-107 tutti per “Chemito” Moreno nel suo ottimo esordio su un ring degli Stati Uniti.

Per Darchinyan invece si tratta della sconfitta più netta subita ai punti in carriera, e la seconda negli ultimi 4 match. I propositi manifestati sono quelli di dividersi tra pugilato e MMA anche se a 36 anni da compiere a gennaio e con la sua boxe dispendiosa la parabola discendente sembra essere iniziata.   

 

L’ex campione WBA dei mosca Eric Morel (46-2, 23 ko) supera per decisione unanime in 10 riprese il messicano Josè Silvera (12-6, 4 ko) in un confronto a livello di supergallo. Per il portoricano si tratta della decima vittoria consecutiva che lo mantiene nelle prime posizioni del ranking in attesa di una nuova chance iridata.

 

Sakio Bika (29-5-2, 20 ko) vince per ritiro alla 3° ripresa contro il messicano Alfredo Contreras (11-13-2, 5 ko). Buona prova dell’ex contender dei supermedi che torna alla vittoria a distanza di oltre due anni. Le ultime due uscite si erano concluse con due sconfitte, una per squalifica e una ai punti l’anno scorso. La strada è quella giusta, ma ora servirà un test probante per riproporsi ad alti livelli.

 

Il superleggero Carlos Molina (15-0-1, 8 ko) vince per decisione unanime contro Manuel Leyva (18-4, 10 ko), messicano che aveva avuto qualche problema a fare il peso. Cartellini eloquenti di 99-91 (due volte) e 100-90, che permettono al 26enne statunitense di mantenere l’imbattibilità e proseguire nella sua ascesa.

 

(Marco Bratusch)

 

Tutti vincenti prima del limite infine i tre prospect statunitensi che completavano il cartellone dell’Honda Center, Frankie Gomez (12-0, 9 ko), Richard Contreras (9-0, 8 ko) e Omar Henry (12-0, 10 ko), che affrontavano avversari di poco credito.

 

 

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dic 6 2011

Assurdo i messicani chiedono il terzo match tra Margarito e Cotto!!!

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 19:02

Qualcuno, sabato sera  al  Madison Square garden di New York ,mentre sul ring si svolgeva la rivincita tra Cotto e Margarito si è assentato un momento oppure si è addormentato. Non si spiega altrimenti la incredibile dichiarazione rilasciata dal manager messicano di Antonio Margarito l’ineffabile Francisco Espinoza:

- Parleremo con  Bob Arum ma siamo seriamente intenzionati a mettere in piedi il terzo match tra Cotto e Margarito. Ci sono le condizioni- Continua  Espinoza- per portare la sfida a Mexico City.Naturalmente Cotto farà di tutto per non accettare perché lui combatte solo dove i suoi tifosi sono in maggioranza ma non per questo lasceremo perdere il progetto. La ferita di Margarito, purtroppo, si è aggravata ma Cotto era in fase calante e le ultime due riprese probabilmente le avrebbe perse-

Ci abbiamo ripensato. Forse Espinoza il match lo ha visto… ma dopo ha bevuto !!!

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nov 15 2011

Pacquiao vince a Las vegas ma gli applausi li prende Marquez

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 02:06
Negli Stati Uniti le chiamano "Las Vegas decisions", cioè decisioni di Las Vegas e non è certo un complimento. Ed è proprio stata una di queste decisioni altamente discutibili, per non dire sbagliate, a privare il 38enne messicano Juan Manuel Marquez della vittoria sull'idolo filippino Manny Pacquiao. E' assolutamente comprensibile che il veterano messicano stia parlando ora di lasciare il ring. Non ha avuto giustizia, lui ritiene di avere vinto tutti e tre i match con Pacquiao e ora si ritrova con due sconfitte e un pari e i conti non gli tornano. Nè a lui nè a noi.
Eravamo stati fra i pochi a prevedere un match difficile per quello che almeno fino a ieri era il miglior pugile del mondo. Marquez, avevamo detto, aveva il suo "numero di telefono" e l'aveva già dimostrato in due occasioni nè era in tale calo fisico da poter essere liquidato con la faciloneria che persino il suo conterraneo Josè Sulaiman, padre di quella iattura che è il WBC, ha dimostrato.
C'è da capire piuttosto perché il match abbia avuto un verdetto sbagliato e se Pacquiao sia ancora il pugile di un paio di anni fa, lo stesso, cioè che demolì Hatton e Cotto con impressionante sicurezza. A noi non è sembrato un match memorabile nè il migliore della serata che è stato Alvarado-Prescott, ma la superiore tensione e la posta in palio (che non era certo il falso titolo WBO dei welter per di piùa 144 libbre!) porta la gente ad aspettarsi di più e a volte anche a "sentire" più che vedere ciò che in realtà non c'è. L'analisi  tecnica di questo match non è neppure difficile da fare: Marquez ha applicato una vecchia legge del ring che richiede l'uso del diretto destro contro un pugile mancino.
Naturalmente sarebbe troppo semplicistico ridurre tutto a questa basilare lettura. Bisognava sentire Freddie Roach, il famoso allenatore di Pacquiao, chiedere al proprio pugile di portare colpi in combinazione come in fondo ha sempre fatto in passato, ma stasera le combinazioni proprio non ne volevano sapere di partire. Pacquiao ha messo a segno qualche isolato sinistro, e ancor meno destri, e non l'avevamo mai visto sbagliare tanti colpi con la sua mano preferita. Erano sinistri telefonati, Marquez si abbassava e lo mandava malamente a farfalle. Neppure il messicano ha messo molti colpi ma erano quelli più puliti, qualcuno anche in combinazione e nella prima metà del match si è anche fidato a mettere dei bei montanti sinistri a volte doppiati dal destro o in gancio o in diretto. Neppure in velocità c'era poi tutta questa differenza, Pacquiao non è apparso neppure così aggressivo e a volte era quasi timoroso di abbozzare una azione. Come in questa situazione un giudice come il signor Glen Trowbridge abbia potuto vedere Pacquiao avanti di 4 punti (116-112) rimane difficile da capire e da spiegare.
Pacquiao è sui ring del mondo da molto tempo, non ha mai rifiutato nessun avversario e li ha anche battuti più o meno tutti, può essere distratto da una carriera politica e da una pressione popolare difficili da portare sulle spalle, può avere avuto un piccolo calo, può essere stata una serata un po' così o soprattutto può avere sofferto un avversario che è la sua bestia nera. Ma anche Marquez è un fuoriclasse, è un futuro certo Hall of Famer e questo se le sono dimenticati in troppi, compreso chi faceva le telecronache.
Ci sarà ora chi sosterrà che dare sconfitto Pacquiao sarebbe stato un duro colpo alle aspettative ormai annose di un match fra il filippino e Floyd Mayweather Jr., e potrebbe essere pure vero. E proprio la prestazione non all'altezza delle previsioni di Pacquiao potrebbe essere un incentivo per Mayweather che di fare questo incontro non ha mai avuto voglia e che si è inventato pure tutta la storia del doping per rendere difficile l'effettuazione del match.
Probabilmente in un match del genere Mayweather sarebbe entrato da favorito anche prima, ma soprattutto lo sarebbe ora, anche se è evidente che ogni match fa storia a sè e se è vero che Mayweather ha dominato Marquez (pesando molto di più e infischiandosene del peso concordato) non è affatto detto succeda lo stesso con Pacquiao. Almeno con la sua versione migliore, non pervenuta all'MGM Grand di Las Vegas.
Tutto questo non può però consolare la prima vera vittima della serata, cioè Marquez. Sì, perché la seconda vittima è la boxe, protagonista di troppi risultati sbagliati in un 2011 da record negativo.
Il nostro cartellino era 115-113 per Juan Manuel Marquez ad essere generosi con il filippino.Vittorio Parisi BoxeringWeb..
Il famoso trainer di Pacquiao, Freddie Roach ,sabato notte si è sgolato per dare consigli al suo allievo durante il match con Marquez ma non ha ottenuto  risposte soddisfacenti. Alla Abc ha dichiarato

- Manny è stato al di sotto delle aspettative.Marquez  ci ha dato più  problemi delle altre volte. Se devo esprimere il mio parere personale il messicano merita  una rivincita. Sinceramente è un match che non avrei mai pensato di rifare  e non ne sono felice, ma penso che dovremo farlo

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nov 7 2011

In un match feroce e impressionante Kirkland mette ko Angulo

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 03:33

Nel match spaventosamente più crudele, e temiamo di dover usare anche il termine eccitante, di quest'anno il 27enne superwelter texano James Kirkland (30-1, 27 K.O.) ha rovesciato il pronostico demolendo in 6 round il picchiatore messicano Alfredo Angulo (20-2, 17 K.O.) che era ampiamente favorito.
 Angulo era uno dei superwelter migliori del momento, costretto a lasciare gli Stati Uniti, precisamente la California dove era popolarissimo fra gli appassionati di boxe, per essere entrato negli USA con un documento falso. Ne era seguito uno stop di un anno e un rientro con una vittoria in una sola ripresa lo scorso agosto. Kirkland era noto per la potenza ma anche per una strada in discesa preparatagli fino al 2009 tranne in un paio di occasioni come quelle con Brian Vera e soprattutto Joel Julio. Poi purtroppo Kirkland si era fatto arrestare e ha passato un periodo in prigione tornando a combattere sovrappeso nel 2011. Il mancino texano era apparso più lento, difensivamente molto scoperto e al terzo match era stato battuto in un round dal giapponese Nobushiro Isida che un picchiatore certo non è. Rientrato battendo due carneadi, Kirkland sembrava essere stato dato in pasto ad Angulo, per giunta in Messico, patria del rivale e di quel WBC che riteneva il match una semifinale "mondiale".
Sono stati fuochi d'artificio fin dall'inizio: Kirkland ha attaccato Angulo portandolo alle corde e il messicano ha trovato il tempismo perfetto per un diretto destro al mento che ha messo il texano a sedere. Paradossalmente è stato questo episodio che è costato il match ad Angulo. Deciso a finire il suo avversario Angulo si è prodotto in un forcing tremendo che ha portato solo risultati parziali a suo vantaggio e a 30 secondi dalla fine del round ha esaurito del tutto la benzina. Kirkland lo ha "massaggiato" al corpo e poi è passato ai quartieri alti. Dopo due ganci sinistri alla mascella Angulo è caduto al tappeto e si è rialzato a stento in tempo salvato poi dal gong. Da segnalare in entrambi i casi il conteggio al "valium" dell'arbitro.
A inizio secondo round Roy Jones ai microfoni HBO ha detto "Le gambe di Angulo non ci sono più, se si riprende sarebbe il più incredibile ritorno della storia della boxe!" . Aveva ragione, il messicano era un buon 50% più lento di braccia, aveva perso completamente mobilità e probabilmente buona parte di potenza. Kirkland è stato più giudizioso di lui nel gestire la superiorità mettendo in mostra pure un jab destro che non gli si conosceva. Angulo ha cercato con una volontà al limite dello stoicismo di tornare nel match e ha pure messo qualche colpo ma Kirkland ha sostanzialmente dominato portandolo più volte sull'orlo della disfatta. Raramente abbiamo visto un pugile prendere tanti colpi sicuramente pesanti e rimanere in piedi. Nell'intervallo fra 5° e 6° round Ann Wolfe, ex pugile ora  allenatrice di Kirkland  ha spronato il suo pugile dicendogli "Andiamo, quest'uomo non va più da nessuna parte!". Aveva ragione. Kirkland ha pressato Angulo subito sottoponendolo alle corde a un massacro tale che l'arbitro ha dovuto intervenire per lo sgomento della platea messicana.                  Vittorio Parisi per Boxeringweb
Kirkland rientra alla grande nel panorama dei più importanti pesi superwelter del mondo pur nel contesto di un match un po' anomalo. Ci domandiamo invece se Angulo dopo una punizione simile potrà mai tornare il pugile che è stato.

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nov 7 2011

Devis Boschiero mette in crisi Aoh ma i giudici gli sono contrari

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 03:30

Spesso i maestri sottolineano ai propri allievi alle prime armi che risultato e verdetto possono differire e tante volte non vale la pena prendersela per la miopia denotata da alcuni giudici.

Il compito del maestro Gino Freo, però, sarà assai ardua questa volta.

Il maestro della Boxe Piovese, veterano di tante battaglie, tanti quadrati e, diamo per scontato, tante ingiustizie, dovrà davvero fare del proprio meglio per rincuorare il proprio pupillo Devis “Boom Boom” Boschiero (29-1-1) che questa notte sul ring ostile del Yoyogi Gymnasium di Tokyo si è visto rifilare un verdetto di sconfitta per split decision al cospetto del quotato e indubbiamente sensazionale detentore WBC dei superpiuma Takahiro Aoh (22-2-1).

Al termine di dodici intensi round vissuti a fasi alterne i giudici Anek Hongtongkam e Duane Ford hanno reso noti identici cartellini di 115-113 favorevoli al padrone di casa, facendo sorgere il sospetto di averli stilati già prima del suono del gong d’inizio, mentre un più obiettivo Ian John-Lewis si è assestato sul 116-113 per il trentenne di Conche.

Impresa è la parola che meglio si attaglia a quanto dimostrato dall’alfiere OPI 2000 fra le sedici corde nipponiche.

Impresa perché ha tenuto testa ed in certi frangenti anche messo sotto un talento assoluto quale il pugile del Sol Levante, alla seconda difesa del suo secondo regno iridato, in possesso di una superiorità fisica schiacciante e di un talento cristallino, seppure nell’occasione meno scintillante che in passato.

Impresa perché ha dato subito fuoco alle polveri, con coraggio ed orgoglio, nonostante qualcuno lo ritenesse agnello sacrificale, attaccando il blasonato rivale e rendendolo edotto che a Tokyo non c’era arrivato per fare il turista.

Impresa perchè ha retto l’onda d’urto del violento ritorno del detentore nella fase centrale del confronto, quando, dopo aver spesso tantissimo in energie fisiche e nervose in avvio, si è trovato a fare i conti con un campione vero, intenzionato a non lasciarsi scivolare fra le dita una corona che gli apparteneva di diritto.

Impresa perché proprio dopo i momenti difficili di metà incontro, ha saputo trovare l’ardimento, la tempra, la benzina ed i numeri pugilistici per mettere alla frusta un Aoh che si riteneva ormai padrone della situazione, facendogli anche piegare le ginocchia nel corso della decima ripresa sugli effetti di un sinistro preciso al mento.

Impresa perché non è scaduto, come di frequente siamo soliti fare noi italiani, in proteste e scenate quando il beniamino locale eccedeva con le trattenute, limitandosi (si fa per dire…) a cercare i varchi per i propri fendenti, consapevole che per vincere certe sfide all’estero non si può fare affidamento su arbitri che certe cose non le vedono.

Impresa perché tutto quanto appena descritto lo ha fatto a Tokyo in una manifestazione che vedeva due sfide planetarie, lui che a certe platee, a certi contesti non ci è ancora abituato, lui che ancora ricordo scaldarsi nel mio stesso spogliatoio il ai campionati interregionali dei prima serie a Piove di Sacco nel novembre 2001 prima di affrontare e sconfiggere l’agguerrito toscano Saraceno.

L’iniziativa è stata nelle sue mani già alla prima tornata, quando ha attaccato, pur se un po’ farraginoso, mettendo immediatamente in chiaro le sue bellicose intenzioni.

La linearità è latitante, complice un mal coniugarsi della guardia destra di Aoh con la sua normale, ma è importante l’approccio psicologico.

Durante l’intervallo fa paura la calma olimpica mostrata dal giapponese all’angolo, dopo tre minuti nei quali è praticamente solo che rimasto a guardare.

Nel 2° assalto è evidente ancor di più l’intento del challenger di irretire l’idolo locale non dimostrandogli alcun timore reverenziale e sfidandolo anche con l’accentuata gestualità.

Già a questo punto i risultati ottenuti dal veneto sono superiori alle più rosee aspettative, ma Boschiero si supera al 3° round, quando accorcia bene la distanza, chiudendosi abilmente sulle ficcanti repliche di chi gli sta di fronte, che comincia ad ingranare e prende di mira i fianchi.

Sul finale è un plateale gancio destro del nostro a farsi segnalare.

Già segnato sotto l’occhio destro, alla quarta ripresa “Boom Boom” cerca il duello all’arma bianca e ingaggia uno scambio a due mani con il rivale che merita l’applauso e termina con un bilancio paritario.

Qualcosa cambia nel corso della quinta frazione, quando il mancino nipponico si impegna a tenerlo a distanza con i diretti, dopo che nella prima fase il lavoro a ridosso, non limpido ma produttivo dell’italiano gli ha dato non pochi grattacapi.

Nella tornata successiva, Aoh imprime maggior continuità al suo gioco per linee interne, chiudendo spesso le combinazioni con un velenoso montante alle costole e non dando più bersaglio nei disimpegni difensivi.

Peggio ancora, al giro di boa il campione WBC doppia i colpi e Boschiero si rifugia intelligentemente nella bagarre, tentando di non far ragionare e di togliere linearità al pugilato del rivale.

Il martellamento al bersaglio grosso attuato dal nipponico da qualche ripresa, poi, comincia visibilmente a dare i suoi frutti.

Probabilmente consigliato dal tatticamente saggio Freo, l’ottava frazione vede l’italiano apportare una modifica al suo atteggiamento, protendendo il sinistro in avanti a mo di mirino per trovare la distanza.

Aoh non sta certo a guardare e decide di premere sull’acceleratore, appropriandosi dell’iniziativa e demolendo tanto al bersaglio grosso quanto al volto.

In quello che si può definire un capovolgimento di fronte sorprendente, il 9° assalto fa registrare un ritorno agguerrito e produttivo da parte del gagliardo Devis, che dapprima deve incassare qualche fendente, ma poi ripaga l’avversario con alcuni pugni pesanti e precisi che lo fanno accusare e lo fanno rifugiare in salvifiche trattenute.

Non è un fuoco di paglia o il colpo di coda disperato di uno sfidante alla frutta.

La decima ripresa è di Boschiero, che mette in vetrina intatta rapidità esecutiva in combinazioni al corpo ed al capo.

Il padrone di casa è in debito d’ossigeno e consequenzialmente di lucidità e cerca di aiutarsi con clinch e malizie alle quali ha dovuto ricorrere raramente in carriera.

C’è un lampo che arriva con un sinistro del trentenne nostrano, capace di far piegare le ginocchia al campione, poi costretto all’angolo, dal quale esce con le trattenute.

Il portacolori di Salvatore Cherchi ci crede e aumenta la frequenza delle sue serie nei tre minuti a seguire, facendo quasi saltare il pubblico sulle sedie con tre ganci consecutivi che colpiscono il volto del giapponese, ma mancano il mento di un millimetro.

Stremato, fermo e con le mani basse, Aoh applica la tattica ostruzionistica e ciò gli viene consentito troppo di frequente.

Nei 180 secondi che separano dall’ultimo suono del gong, Boschiero non sta a fare calcoli e butta sul quadrato tutto ciò che gli resta nel serbatoio e si tratta di qualcosa in più rispetto a quanto ancora dispone il suo avversario, ormai intenzionato solo a far trascorrere il tempo con il mestiere.

E’ anche forti di questo inerme sopravvivere che i giudici avrebbero dovuto premiare chi ci ha provato fino in fondo e cogliendo risultati.

Così non è stato.Cristiano Spagnoli per Boxeringweb
Resta l’impresa e non è poco.
Speriamo qualcuno ne tenga conto.
Intanto siamo grati a Devis Boschiero.

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nov 1 2011

Marquez distrugge in un lampo Concepcion in Messico

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 03:17

E' bastato meno di un round al 23enne messicano Hernan Marquez (32-2, 25 K.O.) per liberarsi del panamense Luis Concepcion (23-3, 18 K.O.) e conservare il titolo di sigla WBA dei pesi mosca a Sonora, in Messico.
Si trattava di una rivincita in quanto Marquez aveva conquistato il titolo proprio contro Concepcion, e lo aveva fatto a Panama vincendo prima del limite ma al penultimo round dei 12 previsti. Non ci sono state fasi di studio e questo ha senz'altro contribuito alla veloce conclusione del match che vedeva tra l'altro impegnati due pugili dalla mano decisamente pesante. Ci sono stati subito scambi decisi e Concepcion è caduto al tappeto per un gancio sinistro del mancino messicano ma era già stato un po' scosso poco prima da un destro che lo aveva messo un po' fuori linea ed era stato la probabile causa dell'abbassamento della guardia del panamense. Concepcion si è rialzato ma non aveva evidentemente recuperato e poco dopo si è seduto sulle corde colpito da un gancio destro al volto. Giustamente ancora contato è stato poco dopo messo al tappeto da un gancio sinistro sempre al volto. L'arbitro non ha neppure iniziato il conteggio ma era chiaro che il panamense non potesse più recuperare.

Vittorio Parisi su BoxeRingWeb
Marquez porta l'impegnativo soprannome "Tyson" (non è il primo comunque) e sembra aver ripreso fiducia dopo la batosta subita nel luglio 2010 da Nonito Donaire, ora peso gallo. Il miglior peso mosca del mondo è ora Pongsaklek Wonjongkam, ma Marquez non è probabilmente lontano dal più anziano thailandese.

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ott 23 2011

Donaire contro Narvaez: un match scontato ?

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 01:01

Dopo una serie di match principali che per un motivo nell'altro finiscono fra le polemiche, e pensiamo a Mares-Agbeko, Mayweather-Ortiz e Hopkins-Dawson, si spera che il match fra Nonito Donaire e Omar Andres Narvaez in programma al Madison Square Garden abbia un risultato pulito e onesto. In palio ci sono i titoli di sigla WBC e WBO dei pesi gallo ma come al solito ciò che conta è soprattutto l'accoppiamento che è indubbiamente interessante pur avendo un netto favorito nel filippino. Donaire (26-1, 18 K.O.) è uno dei pugili più in voga del momento.  Mancino 28enne, filippino ma ora residente a San Leandro in California, Donaire arrivò alla norietà internazionale battendo Vic Darchinyan per il titolo IBF dei mosca, dominando sorprendentemente l'imbattuto armeno e disfandosene con un devastante gancio sinistro al 5° round. E' seguito un periodo insieme di conferma e di stallo fra i pesi mosca e supermosca dovuto a problemi di organizzazione sportivo-famigliare ma arrivato nei gallo è sembrato devastante nelle vittorie su Volodymyr Sydorenko e soprattutto su Fernando Montiel. Velocità, grande potenza, fiducia in se stesso, condizione atletica eccellente, Donaire sembra al top della forma.
Troverà in Narvaez un altro mancino per di più imbattuto. Ma ci sono altri dati statistici interessanti: l'argentino ha 8 anni di più, cioè 36, è alto 1,60 , cioè 10 centimetri meno dell'avversario e ha un allungo inferiore. Tutto all'apparenza gioca contro di lui. Ottimo dilettante con un argento e un bronzo conquistati ai campionati del mondo AIBA, Narvaez è stato il primo dei pugili che hanno partecipato alle Olimpiadi di Sydney a conquistare un titolo di sigla nel 2002 battendo Adonis Rivas per il titolo WBO dei pesi mosca. Costretto dalla crisi economica dell'Argentina a girovagare per il mondo rischiando il suo titolo lo abbiamo ospitato due volte in Italia dove ha vinto e pareggiato con Andrea Sarritzu. Ha difeso questo titolo per la bellezza di 16 volte gradualmente ritornando a battersi in casa. Nel 2010 è passato fra i supermosca e ha conquistato il titolo WBO contro Evert Briceno  difendendolo 3 volte. Non ha mai combattuto negli Stati Uniti dove è stato sempre un po' snobbato e accusato di scegliersi sfidanti di comodo e non i migliori della categoria dei mosca, cosa vera ma solo in parte. Narvaez è un ottimo tecnico con una ottima difesa, non è dotato di pugno fulminante e le sue vittorie prima del limite sono arrivate con un assiduo e costante lavoro volto a stroncare con il ritmo e la somma dei colpi le resistenze avversarie. 
Purtroppo per lui questo match sembra arrivare troppo tardi e in una categoria dove a nostro giudizio Donaire si trova meglio di lui. Certo sul ring può accadere di tutto e Narvaez non è un pugile qualunque ma se Donaire sarà quello visto contro Montiel per l'argentino le possibilità di vittoria sono ridottissime mentre alta è la percentuale anche di una possibile soluzione prima del limite per il suo avversario.

Vittorio Parisi su boxeringweb.net
Nel sottoclou combatterà il rampante californiano Miguel Angel Garcia (26-0, 22 K.O.), 23 anni, peso piuma, uno dei giovani più promettenti in circolazione negli USA.  Garcia ha molto di ciò che serve a farsi un bel numero di tifosi: è aggressivo, ha la mano molto pesante e la tendenza a dare spettacolo. Per il titolo Nordamericano lo sfiderà il 29enne messicano Juan Carlos Martinez ( a noi a scuola insegnavano che il Messico fosse nell'America Centrale ma si sa che la boxe ridisegna le geografie a suo uso e consumo)  Martinez (19-12-1, 7 K.O.) si è guadagnato questo match grazie a una sorprendente vittoria sul filippino Bernabè Concepcion, ma francamente le sue speranze di vittoria contro Garcia sono assai scarse.

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giu 8 2011

Chavez è campione Wbc. Supera di poco Zbik

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 01:48

A volte la conquista della prima corona planetaria della propria carriera non può essere considerato un passo in avanti.

E’ questo il caso del successo che ha arriso questa notte a Julio Cesar Chavez Jr (43-0-1) al cospetto del campione WBC dei medi Sebastian “Zbiker” Zbik (30-1).

Nonostante la posta in palio sia prestigiosa e lo ponga finalmente su un trono, per quanto questo possa contare nell’inflazionato scenario di sigle attuale, il figlio d’arte del leggendario “campeon” con la sua prestazione ha dato eloquenti risposte sul suo valore allo stato dei fatti.

I cartellini di John Keane (116-112) e di Raul Caiz Jr (115-113) ne hanno premiato le fatiche, mentre quello di Steve Morrow ha optato per un salomonico 114-114, facendo comunque scaturire la decisione a maggioranza che gli è valsa lo scettro.

Quello che è risultato chiaro dalla performance, però, è che gli orizzonti del venticinquenne di Culiacan sono molto ristretti, perché non pare avere particolare intelligenza tattica, è dotato di una boxe assai monocorde, non pare particolarmente potente ed è in possesso di una difesa troppo permeabile.

Anche senza scomodare inutili paragoni con il celeberrimo padre, JC non pare avere i numeri per rimanere al vertice e forse nemmeno ha troppi margini di miglioramento.

Il match è stato spettacolare, combattuto ad un ritmo insostenibile e forsennato e sicuramente è piaciuto molto ai 12000 spettatori dello Staples Center di Los Angeles, ovviamente quasi tutti pro Chavez Jr.

Sul verdetto se ne sentiranno probabilmente di tutti i colori, nel senso che una sfida così tirata e soprattutto fatta di riprese quasi tutte equilibrate e difficili da valutare può essere vista sotto vari profili e, a seconda del metro di giudizio al quale ci si attiene, assegnata all’uno o all’altro dei contendenti, anche con un divario chiaro nei punteggi.

La WBC, poi, è ostile ad assegnare riprese pari e quindi tutto ciò si accentua.

Non si tratta di una facile scappatoia per esimersi dall’esprimere un parere, ma in quest’occasione più che in altre il responso è soggettivo.

Zbik è stato fuor d’ogni dubbio più preciso e nella maggior parte delle fasi più continuo.

A ciò ha fatto da contraltare una superiore concretezza e platealità dei colpi di Chavez Jr, che, pur non avendo il fendente risolutore, ha fatto pesare un impatto fisico visibilmente a suo vantaggio.

Se qualcuno ha accusato qualche colpo, quello non è stato il messicano.

I due contendenti si sono fronteggiati quasi sempre a centro ring, con il tedesco che, a sorpresa, ha scelto come tattica quella di reggere il gioco del picchiatore centroamericano, battagliando dalla corta distanza.

In effetti, le sue leve più contenute e rapide hanno avuto la meglio spesso, in particolare nelle prime tornate, quando ancora non aveva fatto capolino quel suo calo fisico che tanto spesso gli abbiamo visto accusare.

In patria di solito si prodiga in trattenute che lasciano inermi gli avversari ed impassibili gli arbitri, ma Zbik era consapevole che questo non gli sarebbe stato concesso in America e si è limitato ad aiutarsi con qualche spinta, diverse gomitate e crescenti ostruzionismi abbassando il rivale.

Chavez Jr ha seguito un copione ben collaudato, bombardando al bersaglio grosso, non infrequentemente anche sotto, per poi terminare le azioni con i colpi al capo.

L’avvio è stato favorevole all’ospite, che ha sfoggiato il suo veloce e scattante jab a ripetizione, scuotendo più e più volte il capo del rigido challenger.

Il messicano ha cercato sin da subito la strada del corpo, ma è apparso troppo timido, attendendo gli spazi più che crearli con le sue iniziative.

Il canovaccio dell’incontro è stato lo stesso anche durante la seconda e la terza ripresa. Il 4° assalto ha visto il ventinovenne di Schwerin completamente padrone della situazione, in grado di tenere lontano lo sfidante, privo di particolari idee.

Più vivi i tre minuti a seguire, con i protagonisti impegnati a scambiare a centro quadrato, frangenti nei quali anche Chavez Jr ha detto la sua e sul finire di tornata ha fatto avvertire il peso del suo destro.

Il confronto ha cambiato parzialmente faccia con la stanchezza che si è affacciata sulla prestazione di Zbik, complice anche il gran lavoro al bersaglio grosso di Jr che ha cominciato a dare i suoi frutti.

Pregevole e degno di nota il montante sinistro doppiato dal gancio destro esploso dal picchiatore messicano che ha fatto per un attimo perdere la linea al detentore.

Consapevole della brutta piega presa dalla nottata, il teutonico ha cercato nell’8° tempi di lavorare con rapidità a due mani, senza mai retrocedere, cercando in tal modo di farsi preferire dai giudici

Dalla corta distanza la faccenda si è rivolta a vantaggio di Chavez Jr, pur rimanendo il campione sempre in partita e reattivo sino alla fine.

I round a seguire sono stati tutti relativamente simili, con ognuno a far valere le proprie migliori armi.

Lo sfidante si è concentrato sull’impatto dei fendenti, mentre il padrone WBC ha puntato su rapidità e precisione.

Alla fine due giudici hanno preferito Chavez Jr, autore comunque di un nitido ritorno, più frutto di una defaillance altrui che non di un cambio di rotta sua, complice ovviamente l’assiduo lavoro al corpo, che sempre paga.

Le statistiche finali parlano di 256 colpi a segno su un totale di 796 scagliati dal trionfatore, pari al 32%, contro i 391 su 834 (47%) da parte dello sconfitto.

“Il titolo l’abbiamo vinto alla corta distanza con il lavoro al corpo”, ha dichiarato nell’immediato dopo match Chavez Jr, “Sapevo che non sarebbe stato in grado di reggere nelle ultime riprese. Sapevo che sarebbe stato cruciale vincere l’ultimo round. Zbik è un buon pugile ma ho combattuto al massimo per vincere per il Messico”.

Nessuna polemica ha animato le parole dello sconfitto che ha detto: “Ho vinto i primi cinque o sei round. Pensavo di essere avanti. Ma mi ha preso con quei colpi al corpo ed ho cominciato a stancarmi. Il mio angolo mi ha detto che dovevo vincere l’ultimo round e credo di averlo fatto. Penso che i giudici abbiano dato a Chavez le riprese equilibrate”.

Nella conferenza stampa successiva, Bob Arum che guida la carriera del neo-campione WBC dei medi ha detto che l’opzione più probabile per il futuro è quella di affrontare il portoricano Miguel Angel Cotto, attualmente detentore WBA dei superwelter e suo compagno di scuderia alla Top Rank.
L’altra strada percorribile chiamata in causa da Arum porta il nome di Antonio Margarito, ma questo potrebbe avvenire soltanto dopo un collaudo da parte del “Tijuana Tornado”, fermo dopo l’operazione per il distacco alla retina.

A chi chiedeva invece le possibilità di un eventuale match con Sergio Gabriel Martinez, già padrone del medesimo titolo ed attuale “Champion Emeritus”, il promoter ha spiegato che l’argentino non ha mai combattuto in pay-per-view e quindi non è un nome vendibile al momento.

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giu 8 2011

Froch batte Johnson e va in finale del Supersix

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 01:46

A volte la boxe è una scienza esatta e ciò che avviene sul ring è facilmente spiegabile come un teorema che si può dimostrare facilmente perché bene assimilato. E' quanto si può dire del match fra l'inglese Carl Froch e il giamaicano Glencoffe Johnson andato in scena stanotte alla mitica Boardwalk Hall di Atlantic City, New Jersey, dove si è dimostrato che 9 anni di differenza fra un pugile di 33 anni, Froch, e uno di 42, Johnson, sono determinanti. Ma limitarsi a questa constatazione sarebbe fare un torto all'inglese di Nottingham che con una meritata vittoria ai punti, sia pure solo a maggioranza, si è qualificato per la finale del torneo Supersix dei pesi supermedi, finale per la quale si è già qualificato Andre Ward.
Il match si è deciso su fattori molto facilmente individuabili e uno di essi sopra gli altri: Froch ha portato molte più combinazioni rispetto a Johnson e anche se quest'ultimo ha sempre sostenuto il peso dell'iniziativa e bloccato molti colpi del britannico è anche vero che altri colpi sono andati a segno. Johnson non ha più le gambe di un tempo, non ne riceve più la spinta necessaria, per tutta la durata del match è andato a caccia del mento di Froch con il suo destro sfruttando il più evidente fra i difetti dell'inglese e cioè quel sinistro tenuto sempre troppo basso e spesso pigro a risalire per bloccare i colpi. Se è a volte vero che la potenza è l'ultima dote di un pugile a scomparire non è affatto vero che essa non diminuisca e se qualcuno si aspettava che un mediomassimo sceso di categoria come Johnson (che pure in origine mediomassimo non era) potesse fare più male, ha dovuto scontrarsi con la realtà di un destro spesso a segno, anche sulla punta del mento, ma mai neppure lontanamente risolutivo. Eppure Froch si era ritrovato seduto per terra sui colpi di Jermain Taylor quando già lo statunitense non era più lo stesso. Froch, come detto, ha lasciato l'iniziativa tutta sulle spalle di Johnson, ha azionato un buon jab, ha girato per il ring ma ha dato sempre l'impressione di essere lui in totale controllo del match, così come l'impressione data da Johnson era quella della ricerca di una improbabile svolta. Froch sembra essere un po' diverso dal pugile che era salito prepotentemente alla ribalta a suon di K.O. Non sembra più far male come prima e forse questo è dovuto ai problemi alle mani che tanto lo assillano come accade a molti duri colpitori, ma ha dato più ordine alla sua boxe, si muove meglio, ed è difficile da capire perché non dà angolazioni consuete e neppure i suoi colpi partono da posizioni ovvie.
L'inglese ha vinto il match a partire dalla quarta ripresa, da lì Johnson (51-15-2, 35 K.O.) dimostrava di non trovare continuità nell'arco di un round, ha trovato il cosiddetto "secondo fiato" a partire dal 7° round, ha ingaggiato una dura lotta in diverse riprese compresa una disperata undicesima, ma l'ultima, quando l'angolo gli ha chiesto il miracolo del K.O., lo ha trovato stanco, inefficace e inferiore all'avversario.
Non si capisce quindi il 114-114 del giudice Nobuaki Uratani mentre si possono condividere il 116-112 di Mark Green e il 117-111 di John Stewart, il nostro cartellino aveva un 117-113.Vittorio Parisi-leggi su boxeringweb
Con questa vittoria Froch conserva il titolo di sigla WBC dei supermedi e il fatto che ci fossimo dimenticati di citare questo titolo nell'articolo di presentazione la dice lunga su quanto fosse importante. Certamente molto di più lo è il fatto che ora Froch affronterà in finale Andre Ward, un match assai interessante da seguire.



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mag 12 2011

Tutti i futuri campioni della boxe portoricana

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 17:48

Si guadagna   e si merita l'attenzione degli appassionati il TEAM PUERTO RICO, ovvero la squadra composta da grandi promesse del pugilato portoricano sotto il controllo organizzativo di un vero e proprio "cartello di 
organizzatori" formato da Javier Bustillo della Universal Promotions, dalla Lou Dibella Entertaiment  e dalla Gary Show Production , che hanno unito, professionalità, conoscenze e risorse per battere la
concorrenza e investire in giovani talenti di quel florido e inesauribile vivaio che l'isola caraibica produce in gran quantità.
 Obiettivo del "cartello" è trasformare questi giovani pugili in eccellenti
campioni sperando di trovare il nuovo Felix Trinidad o il nuovo Miguel Cotto. Obiettivo ambizioso che avrà bisogno di tempo e pazienza prima che i frutti del lavoro abbiano a manifestarsi, ma i tre soci hanno la certezza di aver fatto la scelta giusta oltre che innovativa. Lo sforzo comune del consorzio di organizzatori che lavorano ad un unico obiettivo significa avere piu' riunioni a disposizione, piu' incontri per i  pugili del team e di conseguenza una maggiore facilità ad acquisire l’attenzione del grande pubblico. Il Team Puerto Rico, alternerà la sua attività tra gli Stati Uniti e  la repubblica portoricana, avendo già acquisito legami con i maggiori  network televisivi americani  come la Espn, Hbo, Showtime .La maggior parte degli atleti  della squadra sarà impegnata il 10 di Giugno a New York per gli annuali festeggiamenti del  "National Puerto Rico Day Parade". manifestazione in onore dei quasi quattro milioni di portoricani ricani originari o  residenti
negli Stati Uniti. Ma vediamo di conoscere meglio i componenti di questa nuova realtà del
pugilato mondiale. molti dei quali saranno sicuramente protagonisti degli anni a venire. Il candidato maggiore ha raccogliere l'eredità dei grandi pugili della storia  della  sua terra è sicuramente il 21 enne peso leggero JOSE PEDRAZA (2-0 - ). In Italia lo abbiamo ammirato ai mondiali di Milano 2009 dove conquistò  la
medaglia d'argento nella categoria60 kg sconfitto in finale da Domenico Valentino. Doveva essere la punta di diamante della nazionale portoricana in proiezione di Londra 2012, ma le rilevanti offerte economiche pervenute dalle maggiori organizzazioni professionistiche mondiali, lo hanno convinto a lasciar perdere il sogno di diventare campione Olimpico. Per battere la concorrenza della Golden Boy Promotion, il "cartello" ha dovuto letteralmente svenarsi, garantendo a Pedraza un bonus d'ingaggio  di 100.000 dollari  oltre una programmazione ben definita e dettagliata del calendario agonistico. I suoi primi due incontri da professionista  hanno confermato tutta la classe e le potenzialità già intraviste da dilettante. Entrambi gli avversari affrontati (Felix Rivera e Corben Page) hanno resistito meno di un round sotto i colpi del vice campione mondiale .E’palpabile l’attesa negli ambienti pugilistici portoricani   per il futuro di Pedraza. La  sensazione di avere a che fare con una  potenziale futura superstar,  è forte e in questa ottica la rivista ESPN DEPORTES gli ha dedicato la copertina .Nonostante sia un neo-professionista, Pedraza è gia,però, sotto i riflettori dei media, forse in modo eccessivo .C'è da sperare che tutte queste attenzioni, tutte queste aspettative, questa notorietà e anche il benessere economico sopraggiunto non siano troppo pesanti da sopportare per un ragazzo di 21 anni e che  deve pensare soprattutto a non distrarsi dalla sua attività
principale. Altro magnifico elemento è il 21enne  superwelter  Jonathan "mantequilla" Gonzalez Ortiz (12-0 12 ko). Appena diciottenne partecipo' ai giochi Olimpici di Pechino 2008 dove venne
sconfitto al primo turno dal rumeno Ionut Gheorghe (4-21) nella categoria dei superleggeri. Nel 2007 conquisto' la medaglia d'argento ai giochi Panamericani di Rio dove, prima di cedere in finale a Karl Dargan (USA 4-9) si tolse la soddisfazione di sconfiggere in semifinale il cubano Innocente Fiss (4-2).
Dopo le Olimpiadi come gli altri membri della sua squadra si toglie casco e maglietta e firma un contratto con Leon Margules della Seminole Warrior Boxing. TRa i professionisti puo' esprimere al meglio il suo talento e fare  esplodere tutta la potenza dei suoi pugni. Nonostante la giovane età e la
scarsa esperienza Gonzalez è gia inserito al posto n. 11 delle classifiche WBA e al n. 30 del WBC, ma le posizioni saliranno sicuramente a breve..

 Il suo prossimo impegno è fissato per il 13 maggio a Santa Ynez California dove affronterà Rudy Cisneros (12-2) di Chicago.
Sentiremo ancora parlare del peso piuma LUIS ORLANDO "ORLANDITO" DEL VALLE (12-0 10 ko - Foto sotto)), 24 anni di Bayamon, ma residente a Newburgh - New York dove alterna il pugilato agli studi universitari. Cugino di Rafael Del Valle ex campione dei gallo WBO, Orlando ha iniziato a praticare la boxe a 14 anni entrando in breve tempo nella nazionale JR, rappresentando Portorico ai mondiali Jr del 2004 a Jeju  in Corea.
Essendo ancora troppo giovane per la nazionale maggiore  dove era chiuso  da Carlos Velasquez, i tecnici federalo lo mandarono al Newburgh Boxing Club, società per la quale vinse il National Golden Glove. Le sue prestazioni non passarono inosservate, e i selezionatori della squadra USA lo convinsero ad ottenere il passaporto americano e ha combattere per la nazionale stelle e strisce. Del Valle ha rappresentato la nazionale statunitense in diverse occasioni. La piu' importante nel 2007 ai giochi panamericani di Rio de Janeiro, dove, ironia della sorte, fu sconfitto nei quarti di finale dal connazionale Abner Cotto. Nel 2006 lo
abbiamo visto in azione  in Italia a Porto Torres dove vinse il torneo delle sei nazioni, battendo in finale il francese Hicham Ziouti. La sconfitta subita da Raynell Wiliams ai campionati nazionali del 2007 gli
preclude la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino e allora decide di passare professionista, scegliendo come manager Lou Di Bella , un universo dove a tutt'oggi è imbattuto dopo 12 incontri.

Ha  25 anni , nativo di Ponce  è un  peso welter dal pugno molto  pesante KENNY GALARZA  (14-1  con 14 ko- FOTO sotto)-Da dilettante vinse il titolo nazionale tra jr e senior in ben sette occasioni. Rappresentò il suo paese in diverse competizioni internazionali come i mondiali Jr del 2004 dove raggiunse i quarti di finale. Il miglior risultato lo ottiene ai campionati Panamericani del2005 dove conquista il secondo posto battuto in finale dal cubano Innocente Fiss. Nel 2007 passa professionista con la Seminole Warriors Boxing. Nel suo record  risultano importanti vittorie sul  ghanese Joshua Allotey e sul colombiano Ilidio Julio. L'unica sconfitta subita porta la firma di Brad Solomon attuale n. 1 della classifica WBA. Il 10 Giugno a New York affronterà il connazionale Irving Garcia, sfidante mondiale dell'ucraino Nuzhnenko nel 2008. IL 21enne Jorge "Catano" Maysonet jr (3-0 2ko) cercherà di arrivare dove suo padre ha fallito, ovvero alla conquista del titolo mondiale. Maysonet  senior ebbe l'onore di essere il primo pugile a combattere per il titolo assoluto nell'Europa dell'est dopo la caduta del muro di Berlino. L'incontro venne disputato nel 1989 a Budapest, in palio il titolo mondiale dei welter IBF detenuto dal giamaicano Simon Brown che si dimostro' troppo più forte per  lui
imponendogli il kot alla terza ripresa .Ora le speranze sono riposte nel giovane erede che combatte tra i s.leggeri. Componente della squadra nazionale portoricana, Maysonet trovò in Jose Pedraza un rivale insuperabile .
Viene definito un pugile aggressivo con i pugni di granito ed è allenato  da Carlos Quintana ex campione mondiale dei welter WBO.


Quintana segue da vicino un altra grande promessa il 21enne peso welter Thomas Dulorme (11-0 10 ko)  una futura star dalla mani pesanti. Origianrio dell'isola di Saint Martin, dove inizia a praticare il pugilato all'età di 8 anni, Dulorme a 15 si trasferisce a Portorico.  Lou Di Bella su di lui si esprime in modo entusiastico, forse troppo: " Thomas è uno dei piu' devastanti giovani pugili del momento, entro un anno diventerà campione mondiale".
Un po' troppa enfasi , forse, ma Dulorme negli 11 incontri dipsutati ha raccolto consensi unanimi,
soprattutto nel suo ultimo incontro nel quale ha sconfitto per ko alla seconda ripresa il veterano Harrison Cuello. Non proprio di primo pelo è l'ultimo acquisto del "cartello" ovvero il 24enne superleggero Hector "El Flaco" Sanchez (19-1). Due volte campione nazionale P.ricano da dilettante, passa professionista nel
2005 per necessità familiari, così come molti suoi connazionali. Dopo la vittoria ottenuta nel 2009 sull'ex
campione mondiale dei superleggeri WBO Demarcus Corley (Ud 8) sembrava ormai lanciato verso le posizioni dei vertice,  ma nel successivo incontro doveva subire la prima sconfitta della carriera per mano del non eccelso Cleotis Pendarvis. Ora Sanchez è in cerca di rilancio e il recente contratto stipulato con il
team Dibella/Shaw/Bustillo arriva al momento giusto. In conclusione possiamo essere certi che del "Team Puerto Rico" sentiremo ancora parlare a lungo e così delle sue “perle”.




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mag 12 2011

Mosley si ritirerà oppure no ?

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 17:46

Trentanove sono le primavere sulle spalle di “Sugar” Shane Mosley.

Questo dato preso da solo, convincerebbe molti ad avviarsi sulla strada del ritiro dall’attività pugilistica.

A ciò, poi, va aggiunta l’inconsuetamente mansueta prestazione mandata in scena sabato notte sul ring del MGM Grand di Las Vegas al cospetto d’un Manny Pacquiao che s’è concesso il lusso di dominarlo.

Invece il californiano, interrogato sul punto, ha fatto sapere di volerci prima pensare per bene.

“Voglio andare in vacanza, rilassarmi, godermi i frutti del mio lavoro”, ha confessato lo statunitense.

Magari nel frattempo potrebbe maturare qualche ulteriore opportunità remunerativa e poco rischiosa, come quella avanzata da Amir Khan prima dell’evento di sabato.

L’inglese, campione WBA dei superleggeri, ha dichiarato la sua intenzione di salire nella superiore categoria in cerca di confronti prestigiosi ed ha citato su tutti proprio il nome di Mosley.

Va verificato se l’opportunità è ancora valida dopo la performance del pugile di Pomona contro il re pound for pound.

In tal caso un vecchio leone come “Sugar” Shane potrebbe comunque dire la sua contro l’etereo “Enfant Prodige” dalla mascella di cristallo.

Nel frattempo in molti invece gli consigliano di appendere i guantoni al chiodo.(per leggere tutte le news 24h su 24 clicca su Boxeringweb.net)

Su tutti c’è il cinque volte trainer dell’anno, nonché allenatore del suo ultimo avversario, Freddie Roach, che non gli lascia alternative, dicendo: “Non penso che abbia provato a vincere il match. Credo che abbia solo tentato di sopravvivere. Penso che quando arrivi a questo punto nel pugilato, ti devi semplicemente ritirare”.

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mag 11 2011

Pacquiao batte Mosley ma senza entusiasmare

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 21:37

All'MGM Grand di Las Vegas 16500 spettatori hanno assistito ad un match molto difficile da giudicare Quello che si è visto fra le sedici corde rappresenta un capitolo a parte per entrambe le carriere dei due protagonisti Manny “Pacman” Pacquiao (54-3-2) e “Sugar” Shane Mosley (46-7-1).

Il primo è il vincitore con eloquenti cartellini di 120-107, 120-108 e 119-108.

Il secondo è lo sconfitto con tante critiche per il atteggiamento eccessivamente remissivo.

Come sempre, però, le chiavi di lettura sono molteplici, specie se, come detto, ci si trova di fronte ad un crocevia che potrebbe segnare una svolta nel cammino.

Partiamo da colui che ne esce sconfitto, tributandogli l’onore delle armi e non solo in virtù del suo passato, per il quale sembra essere stato coniato l’aggettivo “leggendario”.

Mosley subirà aspri e feroci processi da parte di chi riteneva che avrebbe dovuto rischiare di più e sarà giudicato da quanti saranno pronti a definirlo finito, come se fosse possibile stilare un cartellino dal proprio comodo posto a sedere, tanto sul divano di casa quanto in platea a Las Vegas.

Il ring è una bestia.

Una bestia che non esita a chinare il capo in segno di sottomissione quando il Dio del pugilato ti sostiene mettendoti nelle mani i fulmini per ghermire ed ammansire i tuoi avversari.

Ma, non nascondiamocelo, è una bestia feroce che l’indomani improvvisamente, senza segni premonitori ti divora partendo dalle gambe, mentre ancora ti divincoli per affermare la tua forza.

Guantoni nelle mani, ardimento nel cuore e riflessi che sembravano esserci fino all’ultimo giorno di allenamento, ti ritrovi lì con solo l’avversario a separarti dal successo, l’ennesimo, non diverso da tanti altri che ti sei dovuto sudare, ma che alla fine ti hanno arriso.

Scatta qualcosa di non preventivato.

Non c’è una regola precisa.

Qualcuno dice di aver pensato a moglie e figli improvvisamente, altri di aver pensato alle conseguenze di un atterramento, altri semplicemente di non aver voluto trovarsi con un occhio segnato.

Per quel match, forse solo per quel match, è fatta.

Dilettante alle prime armi o campione del mondo all’apice della carriera.

Mosley non rientra in nessuna delle due categorie e forse questo può portarlo a fare una riflessione solo sua e meditata a mente fredda.

Non lasciamoci ingannare dai momenti più eclatanti del combattimento di stanotte, perché il trentanovenne californiano ci ha provato ed in una maniera nella quale non avevamo mai visto nessuno tentarci al cospetto di Pacquiao.

Consapevole della pericolosità delle saette che il filippino gli aveva dimostrato da subito di poter scagliare nella sua direzione, il buon “Sugar” ha seguito con acume tattico una strategia che probabilmente ad uno Shane di qualche anno fa sarebbe valsa la vittoria.

Mosley ha guardato l’uomo.

Ha fatto l’incontrista puro, attendendo le iniziative del rivale, per poi colpirlo di rimessa.

Ha ottenuto alcuni risultati e a ben vedere superiori a quelli fatti registrare dalla maggior parte dei suoi predecessori da qualche anno a questa parte, eccettuato Marquez.

Lo statunitense vedeva i colpi di un avversario esaltato per la sua scintillante rapidità.

Purtroppo lo spunto reattivo non l’assisteva e forse ad un livello simile non potrebbe ormai più assisterlo.

E quindi il fuoriclasse di Pomona si è trovato di fronte a un bivio.

Smorzare-schivare i fendenti senza abbozzare repliche oppure rispondere senza particolare efficacia esponendosi alle fucilate di “Pacman”.

Mosley che in quanto a intelligenza pugilistica può portare a spasso la stragrande maggioranza degli attuali iridati, ha optato per la più logica e che gli ha permesso di terminare la contesa in piedi.

Ogni qualvolta si sentiva sicuro, ha però messo le mani sul viso dell’arrembante Pacquiao, in particolare con il diretto destro.

Ah, avere lo scatto dei tempi d’oro…

Da qui si può parlare del trionfatore, la superstar assoluta della Noble Art odierna.

Difficile non elogiare chi surclassa uno dei migliori in circolazione terminando il match senza quasi aver versato una stilla di sudore e avendo fatto registrare un knockdown nell’unico vero affondo della sua contesa nel 3° round.

Va sottolineato ancora che non è imbattibile un pugile che in dodici riprese raramente taglia la strada ad un rivale che cerva di evitarlo e che di reali colpi a segno non ne ha messo un numero esorbitante.

Come detto, “Pacman” poco sopporta chi lo studia e gioca d’attendismo.

Però questo è tutto un discorso teorico, una disquisizione sulla carta, perché occorre trovare chi abbia un colpo d’occhio fenomenale, due schegge al posto delle mani e una mascella di granito per sopportare le fucilate che inevitabilmente dovrà incassare.

Dato importante, per il momento, è che la via è stata tracciata per chi avrà le rari doti di tempismo e velocità d’esecuzione per seguirla.

Un nome?

Mayweather.

Ripetiamo: pura teoria.

Al momento non possiamo che osannare Emmanuel Dapidran Pacquaio, nato trentadue primavere fa a Kibawe, nelle Filippine, per imperare nel pugilato del ventunesimo secolo.

Rapidissimo, tanto da fare le scintille, impressionantemente efficace, tanto da lasciare il segno tutte le volte che muove le mani, tremendamente aggressivo (questa notte non fa testo…), tanto da asfissiare chiunque senza versare una stilla di sudore, violentemente ardimentoso, tanto da affrontare i più temibili con nello sguardo la serenità del padre di famiglia seduto sul divano.

Aggiungiamoci un altro paio di caratteristiche esterne al quadrato, quali il suo impatto mediatico da cantante, politico, attore, uomo realmente e concretamente caritatevole e quel suo sorriso spontaneo e contagioso ed avremo la ricetta magica di un re, amato e apparentemente lontano dall’essere spodestato.

“Abbiamo fatto del nostro meglio”, ha dichiarato umilmente Pacquiao, “Entrambi ci siamo sforzati al massimo. Le mie gambe si sono indurite durante il combattimento. Non mi potevo muovere, E’ la stessa cosa che mi è successa contro Marquez. Mosley non è lento. E’ veloce e dovevo stare attento alla replica”.

Nell’immediato dopo-match, a caldo, invece, il trionfatore aveva detto: “Ho fatto del mio meglio, ma Mosley ha sentito la mia potenza e voleva semplicemente finire i 12 round. Cercavo di combattere a viso aperto e sono rimasto sorpreso che lui abbia solo corso e corso e corso”.

Parlando del futuro Bob Arum, che guida la carriera del filippino ha confermato l’offerta fatta a Juan Manuel Marquez per novembre a Las Vegas, ma se non andasse in porto il sostituto sarebbe Timothy Bradley o Zab Judah.

Rispetto alla possibile tanto desiderata sfida con Mayweather, il diretto interessato ha dichiarato: “A me non interessa quel combattimento. Sono soddisfatto da tutto quello che ho fatto nel pugilato. Voglio combattere perché la gente vuole che io combatta”.

Mosley ha definito il suo vincitore “molto potente e imprevedibile” e si è lamentato per un infortunio a un piede.

“Ho visto delle aperture ma ho pensato che potessero essere trappole”, è stata la sua giustificazione per qualche titubanza.( CRISIANO SPAGNOLI PER BoxeringWeb)

Ha poi evitato ogni altra giustificazione: “Non potete incolpare la mia età. Manny è un pugile eccezionale. E’ davvero il re pound-for-pound. Ha velocità e potenza che non ho mai avvertito prima. E’ stupefacente. Mi ha sorpreso con questa potenza, con l’atterramento. E’ il più legittimo knockdown che subisco in tanto tempo”.

 

 

 

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apr 19 2011

Ortiz vs Berto sarà il miglior match dell'anno ?

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 18:38

Al termine di uno dei più straordinari ed emozionanti match  che aultimamente si siano visti ai massimi livelli mondiali., Victor Ortiz (29-2-2, 22 K.O.), 24 anni,  ha tolto il titolo di sigla WBC dei welter ad Andre Berto (27-1, 21 K.O.). Atterramenti per entrambi anche nello stesso round, un ritmo altissimo, scambi incredibili e furiosi, una dimostrazione di vigore e coraggio straordinari che nemmeno l'arbitraggio protagonista e censurabile di Mike Ortega è riuscito a rovinare.  Ortiz non era favorito ma stanotte ha dato finalmente ragione ai tanti che ne riconoscevano il talento finora però non sorretto da altrettanta continuità e certamente questo giovane che ha superato prove famigliari assai ardue, che ha un proprio carattere solido e un modo di esprimersi molto corretto e maturo, si è definitivamente lasciato alle spalle le accuse di debolezza che la conclusione del match con Maidana gli avevano procurato. )

L'inizio è stato da fuochi di artificio alla festa di Piedigrotta. Subito battaglia e dapprima Berto è caduto su un mezzo colpo alla testa che secondo molti avrebbe meritato il conteggio, poi vi è tornato, stavolta per essere contato, su una serie di colpi in cui si sono distinti un gancio e un montante destro. Berto è pugile assai più noto per la formidabile velocità di braccia che per la dubbia mascella, ma Ortiz era veloce quasi quanto lui nel frangente. Nel 2° round, che Ortiz stava conducendo con grande aggressività su un Berto che sembrava ancora in recupero, il nero di origini haitiane improvvisamente esplodeva in un gancio destro d'incontro che metteva Ortiz giù. Finiva il round e nei successivi tre era battaglia aspra. Berto incitava Ortiz ad attaccare ma non ce n'era alcun bisogno, dal canto suo Berto sembrava più cercare il colpo duro che la serie, non si affidava al jab e alle gambe come avrebbe dovuto ma forse erano i colpi di Ortiz a togliergli la mobilità necessaria. In particolare il mancino Ortiz brillava nel gancio destro subito doppiato da un montante destro ravvicinato che passava sotto il sinistro di Berto. Poi al 6° round nuovo colpo di scena quando, sull'arrembante Ortiz, Berto metteva segno un terribile gancio destro al volto. Ortiz andava al tappeto e questa volta appariva molto scosso. Rialzatosi subiva l'attacco di Berto che lo colpiva ripetutamente e lo costringeva spalle alle corde. In un paio di occasioni sembrava che l'arbitro volesse interrompere il match ma Ortiz era ancora "vivo" e una piccola pausa di Berto con la guardia aperta facilitava un gancio destr di Ortiz che metteva Berto al tappeto!  Non ci sarebbero stati più atterramenti in parte anche per le suppliche dell'angolo di Berto al loro protetto di smetterla di fare a botte e di usare il jab, tenere a distanza Ortiz, muoversi per il ring. Ma una volta che un match si è incanalato in questo modo non è facile cambiarne le caratteristiche. Berto infatti non ci riusciva e in questo "gioco" Ortiz rischiava sì, ma era favorito. Al 10° round l'arbitro penalizzava Ortiz per colpi alla nuca ma sbagliava, i colpi arrivavano lì perché Berto si girava non per intenzioni malevole od errori da parte di Ortiz. Nell'ultimo round Berto tentava il tutto per tutto consapevole di essere indietro ai punti ma era inutile, Ortiz chiudeva gli spazi e non smetteva di battersi quasi con ferocia. Punteggi tutti per lui di 115-110, 114-112, 114-111 mentre noi avevamo 115-112.
La prima cosa che Ortiz offriva ai microfoni HBO era un ringraziamento a Berto e al suo clan per la possibilità concessagli. Un risultato questo che catapulta Ortiz subito sotto dopo le altezze siderali di categoria appartenenti a Pacquiao e a Mayweather che era a bordo ring eccitato come tutti da questa strepitosa battaglia. E chissà che non gli torni voglia di pugilato. Lui e il filippino sono ancora su un altro livello ma Ortiz ieri notte a Mashantucket ha trovato sicuramente una moltitudine di tifosi nè lo stesso Berto può considerarsi fuori dai giochi per una sconfitta come questa.
Da segnalare nel sottoclou lo strepitoso gancio sinistro d'incontro, roba da antologia, con cui il 21enne peso welter portoricano Thomas Dulorne (11-0, 10 K.O.)

 

 

(Vittorio Parisi leggi su boxeringweb.net)fulminava il mancino dominicano Harrison Cuello (20-16-3, 15 K.O.) al 2° round dopo aver messo giù una prima volta il rivale poco prima.

 

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apr 14 2011

Maidana vince ma non "stravince" con Morales

Category: Boxe InternazionaleFlavio Dell'Amore @ 19:16

Maidana ha battuto ai punti Morales per il titolo ad interim WBA dei superleggeri sabato scorso.Qualcosa sembrerebbe non tornare in questo discorso ma ciò che è successo è ciò che ci si attendeva. Morales non è un pugile molto vecchio per gli standard del XXI secolo, ha soltanto 34 anni, Maidana ne ha 27, ma da anni Morales non è il pugile di un tempo, troppe battaglie, troppi colpi presi gli pesano certo più degli anni. E' andato oltre il previsto in questo match ma non ha potuto sovvertire il pronostico. Come tutti i pugili che non sono più quelli di una volta è ancora capace di sprazzi eccellenti, ma sono più rari, manca la continuità, la velocità non è più quella, i riflessi neppure. Il coraggio sì, forse ancora più di quello di un tempo perché venendoti meno il meglio di certe qualità rischi di ritrovarti, come è avvenuto, con un occhio semichiuso già dopo 2 soli round.
Maidana (30-2, 27 K.O.) è stato il solito torello. E' un pugile che picchia molto duro, che viene avanti con la testa protesa, che spinge, usa la spalla, non disdegna il colpo basso, a volte va oltre il break dell'arbitro o il gong di fine ripresa. Non mostra emozioni, non festeggia neppure molto, fa il suo lavoro e mostra di intenderlo come tale, quasi senza passione. Conosce quasi esclusivamente l'uso del gancio con entrambe le braccia, diretti e montanti li usa poco, non ha le mani veloci, si sposta sul tronco ma non ha mobilità laterale, taglia abbastanza bene il ring e si vede quando un colpo gli ha dato fastidio. Ha ora molta più continuità ed energie di Morales ed ha cominciato meglio di lui cercando forse di liquidare la partita in poche battute. Non c'è riuscito perché Morales (51-7, 35 K.O.) ha più esperienza e dalle corde sa uscire e girare l'avversario che gli sta addosso anche se di colpi ne ha dovuti incassare parecchi pur senza mai traballare veramente ma certamente soffrendo. Il momento migliore è stato per Morales all'8° round quando poco dopo l'inizio ha messo a segno un bellissimo gancio sinistro che ha finito per segnare il round più difficile per l'argentino, quello dove Morales ha saputo tenerlo a distanza giusta e gli ha fatto vedere cosa sarebbe la boxe. Chi scrive crede veramente che Morales avrebbe vinto facilmente questo match 6 anni fa, forse anche prima del limite, perché anche Maidana ha le sue pause e Morales ne avrebbe certo approfittato meglio di quanto possa fare oggi.
E' stato un match duro, intenso, pieno di clinch nei quali la fisicità di Maidana e sua la maggiore freschezza avevano spesso la meglio e alla fine Morales non è riuscito a chiudere con maggiore ritmo, l'occhio ormai completamente chiuso e la consapevolezza di una sconfitta in arrivo. Solo il giudice Richard Houck ha visto un 114 pari, spinto dalla chiassosa maggioranza di tifosi messicani o forse dalla nostalgia e dal rispetto, gli altri, Adelaide Byrd e Jerry Roth avevano un corretto 116-112, che era anche il nostro cartellino.
Maidana ha vinto un match importante ma non ne esce ingigantito, Morales ha perso ma non ne esce umiliato.Vittorio Parisi su Boxeringweb da leggere 24 ore su 24. Meglio così.

 

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